LA TERAPIA CHELANTE E' INEVITABILE IN CASO DI AVVELENAMENTO ACUTO

 

Da ricordare che in caso d'intossicazione cronica da metalli pesanti l'EDTA non è indicata, dato che non oltrepassa la barriera ematoencefalica. La terapia chelante (EDTA) è inevitabile nei casi di avvelenamento acuto, come per esempio in caso di contaminazione accidentale in un reparto verniciatura, oppure nei casi di ipercalcemia. Tale pratica è riconosciuta dal S.S.N. e viene eseguita al bisogno gratuitamente in ospedale. (Cristiana Di Stefano)

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COS'E' L'EDTA?

L'acido etilendiamminotetraacetico, più noto con la sigla di EDTA è un acido carbossilico; in particolare è un acido tetracarbossilico dotato inoltre di due doppietti elettronici appartenenti all'azoto. Queste caratteristiche fanno dell'EDTA un legante esadentato.

A temperatura ambiente si presenta come una polvere cristallina moderatamente solubile in acqua, cui impartisce una reazione acida: una sospensione di 10 grammi di EDTA in un litro di acqua ha pH circa 2,5.

Impieghi

L'EDTA trova larghissimo impiego in chimica analitica come agente chelante. La presenza di quattro gruppi carbossilici e di due atomi di azoto fa sì che la molecola di EDTA sia in grado di formare complessi stabili con moltissimi cationi.

La stabilità di questi complessi rende l'EDTA il reagente più diffuso per la misurazione della concentrazione di numerosi cationi tramite titolazione complessometrica. L'esempio più comune di applicazione di titolazioni di questo tipo è costituito dalla misura della durezza dell'acqua.

L'EDTA è infatti in grado di formare complessi con gli ioni di calcio e magnesio, ma anche con gli ioni di rame, zinco e numerosi altri elementi.

Nella pratica analitica quotidiana, più che l'acido libero, è frequente l'uso del suo sale disodico diidrato C10H14N2O8Na2 · 2 H2O, grazie inoltre anche alla sua solubilità in acqua.

Viene utilizzato in cosmetica come additivo per migliorare l'azione dei tensioattivi (diminuendo la durezza dell'acqua), per evitare l'irrancidimento dovuto alla contaminazione da ioni di ferro e come coadiuvante di altri additivi battericidi.

(http://it.wikipedia.org/wiki/Acido_etilendiamminotetraacetico)

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http://mineraltest.wordpress.com/2010/11/26/inefficacia-della-terapia-chelante-nelle-intossicazioni-croniche/

26-11-10

 

Studio scientifico:
inefficacia dei chelanti nelle intossicazioni croniche

 
International Journal of
Environmental Research and Public Health
ISSN 1660-4601 www.mdpi.com/journal/ijerph


 

Review

 
Chelation in Metal Intoxication
Swaran J.S. Flora * and Vidhu Pachauri


Division of Pharmacology and Toxicology, Defence Research and Development Establishment, Jhansi Road, Gwalior 474 002, India; E-Mail: vidhudrde@gmail.com

* Author to whom correspondence should be addressed; E-Mail: sjsflora@drde.drdo.in; sjsflora@hotmail.com; Tel.: +91-751-234-4301; Fax: +91-751-234-1148.

Received: 8 March 2010; in revised form: 22 April 2010 / Accepted: 27 May 2010 /

Published: 28 June 2010

Articolo originale
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2922724/?tool=pubmed

 
Di seguito una traduzione parziale dell’articolo
Abstract:(traduzione Dott Marco Sileoni e Dott Gerardo Rossi)


La terapia di chelazione è il trattamento preferito per ridurre gli effetti tossici dei metalli. Le sostanze chelanti sono in grado di legarsi a ioni metallici tossici per formare strutture complesse che vengono rimosse dagli spazi intracellulari ed extracellulari diventando così facilmente eliminabili dal corpo. Il 2,3-dimercaptopropanolo (BAL) è stato a lungo il cardine della terapia di chelazione del piombo e nei casi  di avvelenamento da arsenico, tuttavia i suoi effetti collaterali gravi hanno indotto i ricercatori a sviluppare analoghi meno tossici. I chelanti idrofili come l’acido meso-2 ,3-dimercaptosuccinico (DMSA) promuovono efficacemente l’escrezione renale del metallo, ma la loro capacità di accedere ai metalli intracellulari è debole. Le strategie più recenti per far fronte a questi inconvenienti sono la terapia di combinazione (uso di agenti chelanti strutturalmente differenti) o co-somministrazione di antiossidanti. In questa recensione forniamo un aggiornamento degli agenti chelanti esistenti e le varie strategie disponibili per il trattamento di intossicazioni da metalli pesanti e metalloidi.

Profilo farmacologico.
Il CaNa2EDTA è poco assorbito nel tratto gastrointestinale (< 5%) e può essere somministrato solamente per via parenterale. La somministrazione endovenosa di questa sostanza dà luogo a un buon assorbimento ma è molto dolorosa nel luogo di iniezione. L’iniezione endovenosa può essere diluita o con il destrosio al 5% o con soluzione salina (infusione ev). L’ CaNa2EDTA si distribuisce principalmente nei fluidi extracellulari. Uno dei suoi inconvenienti notevoli sta nella capacità di ridistribuire il piombo dagli altri tessuti al cervello, al fegato e ai tessuti molli in generale. Il CaNa2EDTA non è metabolizzato significativamente ed è espulso rapidamente dalla filtrazione glomerulare, tanto da ritrovarne nelle urine una quantità del 50% di quella somministrata in un intervallo di tempo che va da una a tre ore dalla somministrazione e una espulsione completa dopo 24 ore. I rischi associati con la terapia di CaNa2EDTA sono sostanziali, includenti blocchi renali, aritmie, tetania, ipocalcemia, ipotensione, depressione del midollo osseo, ritardo nella coagulazione sanguigna, convulsioni, arresto respiratorio, ecc. Anche se la nefrotossicità del CaNa2EDTA diminuisce dopo la cessazione della terapia, il superamento della massima dose quotidiana di 75 mg / kg può essere fatale. Gli altri effetti avversi possono includere fatica, mal di testa, febbre, congestione nasale, lacrimazione, lesioni mucocutanee, glicosuria, mialgia, complicazioni nei processi metabolici del fegato, aumento della frequenza urinaria, anomalie nel ECG e sintomi gastrointestinali. Il trattamento prolungato con CaNa2EDTA dà luogo a carenza di alcuni metalli essenziali, specialmente Zn, Cu e Mn. È stato riportato che l’integrazione di Zinco durante e dopo la chelazione può dare dei benefici. L’eliminazione dello Zinco può essere vista come un evento di teratogenicità del CaNa2EDTA. Questo permette l’uso del EDTA come un mezzo di ricerca per studiare i meccanismi e il ruolo dello Zinco nei momenti critici della gravidanza. Il CaNa2EDTA ha un valore di LD50 di 16.4 mmol / kg nel topo. La cura con CaNa2EDTA è controindicata in gravidanza, promuove malattie renali, l’anuria e l’epatite.

Limitazioni della terapia di chelazione.
La maggior parte degli agenti di chelazione usati oggi hanno degli effetti nocivi gravi. Il CaNa2EDTA è un agente di chelazione generale che complessa una grande varietà di ioni metallici ed è usato clinicamente nonostante i rischi associati. Il CaNa2EDTA non può passare attraverso le membrane cellulari e perciò il suo uso è limitato alla rimozione degli ioni dei metalli dai loro complessi nel fluido extracellulare. Allo stesso modo il succimero convenzionalmente usato, DMSA anche se considerato più sicuro, condivide la limitazione della distribuzione extracellulare. Questo fatto rende il DMSA inefficace nei casi di avvelenamento da metalli (specialmente piombo ed arsenico) che avvengono a piccole dosi, lentamente, in maniera cronica, poiché i metalli raggiungono i compartimenti cellulari oltrepassando le barriere fisiologiche compresa la barriera ematoencefalica. Un esempio classico fu presentato durante la prova clinica condotta in Bangladesh dove il DMSA fu inefficace in pazienti esposti cronicamente all’ arsenico. Si rivela importante identificare le limitazioni degli agenti di chelazione attualmente disponibili e lo sviluppo di medicine nuove che siano più efficaci nei casi di esposizione anche cronica ai metalli tossici. Anche se il trattamento con DMSA e DMPS ha mostrato minore effetti nocivi, la perdita di metalli essenziali, in particolare di rame e zinco, può essere considerata come una delle limitazioni più importanti.

Un esame retrospettivo di vari antidoti rivela che non c’è nessuna unanimità globale di opinione riguardo all’efficacia di un particolare regime di trattamento. Questo a causa principalmente delle condizioni sperimentali diverse, protocolli di prova e specie di animali, utilizzate nel valutare i vari antidoti. L’adozione di un particolare trattamento in un paese è dettata dai vari fattori inclusi gli enti  regolatori e le legislazioni. Il successo di un trattamento conta sul fatto che: è rapido, ha una emivita lunga, ha effetti collaterali minimi ed è di facile applicazione.

La ragione che spinge a cercare antidoti più nuovi è quella che: non c’è pre-trattamento effettivo e sicuro disponibile quale potrebbe essere istituito come misura preventiva contro la possibile esposizione di arsenico, i trattamenti raccomandati hanno limitazioni serie come effetti collaterali o sono controindicati per vari esempi di metallo pesante, la maggior parte dei trattamenti disponibili saranno  somministrati endovena da un medico, non c’è trattamento orale e sicuro ed effettivo disponibile e non c’è antidoto veloce tanto da rimuovere il metallo tossico da sangue e tessuti molli. È chiaro che la maggior parte dei chelanti presentano inconvenienti e non esiste un trattamento sicuro.


Conclusioni
I metalli sono dei componenti essenziali nella normale fisiologia ma possono causare manifestazioni tossiche serie. La terapia di chelazione è stata il trattamento cardine contro la tossicità dei metalli. I complessi che si formano nella terapia di chelazione permettono la rimozione immediata dell’eccesso dei metalli tossici dall’organismo rendendoli atossici e riducendone gli effetti. Anche se una serie di chelanti è ora disponibile, lo sviluppo di molecole che possono essere considerate vicine ad un chelante ideale, è lontano dalla realtà. La maggior parte dei chelanti presentano numerosi svantaggi ed effetti nocivi, oltre  alla loro difficoltà di impiego. Nel mondo l’esposizione ai metalli tossici è in aumento. Tuttavia la mancanza di studi clinici approfonditi dà origine a molte controversie riguardo i benefici terapeutici e clinici. Bisogna quindi capire quanto sia importante la ricerca di nuove molecole più specifiche e avanzate per risolvere definitivamente gli avvelenamenti.
L’impiego della terapia di combinazione con più di un chelante e/o la prescrizione di nutraceutici o antiossidanti può essere seriamente considerata come una cruciale raccomandazione nella terapia di chelazione.

Fonte
 

 

(http://www.centrodimedicinabiologica.it/terapia-chelante-e-metalli-tossici-medicina-rigenerativa-monz/)

Metalli tossici e Terapia Chelante Post2PDF

Metalli tossici e Terapia Chelante

Grande novità nel trattamento e nel recupero di situazioni compromesse da presenza di materiali estranei quali i metalli pesanti(mercurio, piombo, alluminio, stagno, cadmio, etc.) è stata apportata dall’utilizzo in terapia di sostanze chimiche in grado di legare e allontanare per vie naturali questi veleni cellulari.

Sono le terapie di Chelazione che stanno aprendo una via nuova nel modo di risolvere dei problemi altrimenti non risolvibili.
È efficace quindi nei disturbi ossido riduttivi creati dai radicali liberi questa terapia, è il più potente sistema conosciuto per ridurre gli stati ossidativi dell’organismo, e risolvere quindi molte delle patologie ad esse associate.
Il termine deriva dalla parola greca “chele” che significa legare.
L’azione chelante avviene quando un minerale accetta uno scambio di almeno due elettroni con la molecola dell’EDTA.
Una volta chelato il minerale perde le sue proprietà fisiologiche o tossiche, in quanto viene sequestrato all’interno della struttura dell’EDTA ed eliminato attraverso la via urinaria.

INDICAZIONI TERAPIA CHELANTE
• A scopo diagnostico: avvelenamento cronico da metalli tossici ;
• Avvelenamento acuto e cronico da metalli tossici ;
•Affezioni vascolari quali: angina; claudicatio; cardiopatie; morbo di Raynaud; ipertensione arteriosa e sue complicanze ; arteriopatie; nefropatie; arteriosclerosi; aritmie; degenerazione maculare senile e retinopatie.
• Affezioni metaboliche (diabete e sue complicanze) e collagenopatie;
• Epatopatie tossiche.
• Prevenzione dell’invecchiamento (antiaging)
• Post rimozione di amalgame
• Sterilità
• Menopausa
• Intossicazione acuta da digitale.
CONTROINDICAZIONI
• Insufficienza renale di grado elevato
• Epatopatie in fase acuta
• Gravidanza: è possibile un effetto teratogeno.

METALLI TOSSICI

La ricerca ha dimostrato che il progressivo inquinamento ambientale ed alimentare che accompagna e caratterizza la società industrializzata mette in crisi il nostro sistema detossificante, producendo una diffusione di malattie cronico-degenerative, quali cancro, immunodeficienze, autismo, Alzheimer e la comparsa di sintomatologie difficilmente inquadrabili. I metalli tossici, mercurio, piombo, alluminio, cadmio, arsenico sono certamente i principali responsabili e purtroppo il loro ruolo non viene interpretato dalla medicina specialistica. I metalli tossici sono sostanze inquinanti che penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, abiti e trasporti. I metalli si accumulano lentamente e progressivamente negli organi (ossa, fegato, rene, SNC, tessuto adiposo) e nei tessuti dove svolgono la loro azione dannosa. L’ eccesso di metalli nel nostro corpo blocca l’attività di numerosi complessi enzimatici a molti e diversi livelli con conseguente danno metabolico ed energetico inducendo una vasta gamma di sintomi spesso di difficile interpretazione
Piombo
La quantità di piombo contenuto nel nostro corpo è 500 volte superiore rispetto a quella presente 100 aa fa ! E’ divenuto uno degli inquinanti piu’ diffusi da quando (1923) alcuni suoi composti sono stati aggiunti alle benzine per elevarne il potere antidetonante.
Vie di penetrazione: via digerente (acqua potabile contaminata; vino e alcolici; verdure e ortaggi coltivati in terreni contaminati; ingestione di frammenti di vernici) e via inalatoria (polvere e fumi), di minor importanza la via cutanea.
L’eliminazione avviene attraverso feci, urina e bile.
Nel sangue il piombo si trova per oltre il 90% all’interno dei globuli rossi.
Si deposita nei tessuti molli (rene, surrene e fegato) e a livello osseo. Piccole quantità di piombo passano nella saliva e nel latte e possono attraversare la placenta.
Negli organi in cui si deposita e a livello osseo il piombo resta fissato per lunghi periodi.
La tossicità è legata alla sua azione inibitrice su molte attività enzimatiche, alle proprietà spasmogene sulla muscolatura liscia, sull’azione litica delle emazie circolanti, alla azione neurotossica.
Mercurio
Il mercurio è un veleno mortale per tutti gli esseri viventi.
Il pesce lo accumula in grande quantità (soprattutto pesci grassi di grande stazza). L’avvelenamento avviene per assunzione con i cibi, per inoculazione con i vaccini e per inalazione dei vapori. Può anche essere assorbito attraverso la pelle.
Il mercurio è strettamente collegato con le malattie cardiovascolari ed il cancro. È un potente neurotossico!!
1 donna su 8 in gravidanza presenta valori elevati di mercurio!
I vaccini sono una fonte di intossicazione da Mercurio.
La dose di Mercurio somministrata attraverso i vaccini in bambini di 3 mesi è equivalente a 30 volte l’esposizione giornaliera massima.
I vaccini contengono Mercurio perché le case farmaceutiche non sono obbligate a dichiarare quanto mercurio contengono; devono dichiararlo solo se viene utilizzato come conservante. Così anche vaccini in cui l’etichetta assicura l’assenza di mercurio, in realtà possono contenerlo.
Nei bambini di pochi mesi:
- il mercurio è particolarmente dannoso per il cervello in fase di sviluppo;
- il mercurio entra molto più facilmente nei tessuti cerebrali del bambino perché la barriera ematoencefalica non si è ancora completata; è stato dimostrato che neonati esposti al mercurio, diversamente da ciò che accade negli adulti, accumulano il mercurio soprattutto a livello cerebrale.
- I bambini al di sotto dei 6 mesi di vita non riescono ad espellere il mercurio soprattutto per la loro incapacità di produrre bile che rappresenta la principale via di escrezione del mercurio organico.

Fortunatamente non tutti i bambini sviluppano le stesse reazioni al mercurio poiché la suscettibilità complessiva di ogni singolo individuo dipende da fattori ambientali e genetici.

Alluminio
L’alluminio è il minerale più diffuso sulla superficie terrestre, ma non svolge alcuna funzione utile per il corpo umano.
E’ stata dimostrata la costante associazione di accumuli di alluminio in patologie caratterizzate da disturbi mentali quali l’Alzheimer, il Parkinson e il Down.
L’assunzione giornaliera non dovrebbe superare i 20 mg mentre una compressa di aspirina ne contiene 10 – 52 mg.

Le piogge acide favoriscono l’assunzione di alluminio da parte delle piante e dei vegetali.

Cadmio
Metallo bianco argenteo. Ogni sigaretta comporta l’assunzione di 1,4 mcg ed un pacchetto di sigarette aumenta i depositi del cadmio di 4 mcg al di , impegnando e sottraendo capacità antiossidante a tutto l’organismo.
Il cadmio può aumentare lo spessore della membrana basale dei piccoli vasi e dei capillari riducendo la circolazione. Nelle donne viene interessata anche la circolazione uterina con conseguente possibile prematurità o deformità del feto.
Arsenico
L’Arsenico è un veleno mortale noto fin dai tempi antichi, presente in natura eccezionalmente allo stato libero ma più frequentemente combinato con zolfo, ferro, cobalto, etc.
Nell’uomo è presente solitamente in tracce eccetto che nei casi di intossicazione.
E’ presente in natura nelle rocce, nel terreno, nell’aria e nell’acqua. I processi industriali, minerari ed agricoli sono tra le prime cause di contaminazione dell’acqua nell’ambiente circostante.
Alcuni derivati organici hanno applicazioni in campo medico. Prima della scoperta della penicillina era usato in medicina in particolare per il trattamento della sifilide.
Attualmente viene utilizzato in odontoiatria per devitalizzare la polpa dentaria sotto forma di anidride arseniosa.

NEWS
Alluminio e malattie cerebrali
Per le sue caratteristiche l’alluminio viene oggi utilizzato per la produzione di stoviglie; rotoli e vaschette in alluminio per la conservazione e cottura dei cibi; contenitori di caffè, biscotti e cioccolata; lattine per bibite; pesce conservato in scatolette di alluminio. L’Alluminio è presente anche in molti vaccini (come eccipiente e conservante), farmaci (antiacidi e antidiarroici), deodoranti, dentifrici, saponi e nell’acqua potabile. La ricerca scientifica
ha dimostrato l’estrema pericolosità della esposizione cronica all’alluminio anche a basso dosaggio e soprattutto la costante associazione tra alluminio e patologie caratterizzate da disturbi mentali quali Alzheimer, Parkinson, SLA, sclerosi multipla, demenza, etc.
Negli animali da esperimento iniettando microscopiche quantità di Alluminio in prossimità dell’ippocampo si ottiene un comportamento simile a quello della demenza umana. L’Alluminio una volta penetrato nel nostro organismo inibisce gli enzimi destinati alla detossificazione e interferisce sulla
funzione dei globuli rossi. Recentemente ho sottoposto quattro dei miei Pazienti affetti da sclerosi multipla a dosaggio dei metalli tossici dopo somministrazione endovenosa di EDTA ed in tutti ho rilevato valori molto elevati (4-5 volte superiori ai limiti ritenuti normali) di Alluminio il che confermerebbe la neurotossicità di questo metallo.

Attenzione al mercurio
Il Mercurio è un veleno mortale per tutti gli esseri viventi. Le principali cause di intossicazione per l’uomo comprendon il consumo di pesce contaminato (tonno, salmone e pesce spada), l’inoculazione di vaccini contenenti Thimerosal (conservante a base di mercurio) e il rilascio di mercurio da parte delle amalgame dentarie. Nel Gennaio 2001 la FDA ha emesso una ordinanza per avvertire la popolazione (soprattutto donne in gravidanza e che allattano) dei pericoli derivanti dalla ingestione di pesci di grossa stazza contaminati dal mercurio. Lo stato della California, dalFebbraio 2004 impone ai supermercati di esporre i livelli di mercurio contenuti nei pesci in vendita! Anche la semplice rottura casalinga di un termometro, sfigmomanometro o barometro rappresenta un grave fattore di rischio (19 mila chiamate ai centri antiveleni negli Stati Uniti) di intossicazione. Il Mercurio può infatti rimanere per anni nelle case, nelle scuole ed in altri ambienti agendo come un veleno silenzioso.
I bambini sono particolarmente vulnerabili all’avvelenamento da mercurio poiché il loro cervello è ancora in via di formazione e i processi di maturazione cerebrale ne possono risultare compromessi. I sintomi da intossicazione cronica da mercurio sono principalmente di origine neurologica e renale I pazienti possono manifestare tremore, atassia e modificazioni della personalità che comprendono eretismo ( disturbo psichico caratterizzato da irritabilità, instabilità emotiva, depressione), labilità emotiva, perdita di autostima, insonnia, rabbia, anoressia,perdita di memoria. La tossicità da mercurio può anche causare decessi alla nascita, aborti, malformazioni congenite, anomalie cromosomiche,impotenza e sterilità. A livello renale può comparire una sintomatologia caratterizzata da proteinuria, ematuria, oliguria. Il mercurio è mutageno e cancerogeno, danneggia le membrane cellulari riducendo la produzione di energia mitocondriale e può danneggiare la barriera ematoencefalica.
Oltre 10 mila pubblicazioni scientifiche descrivono gli effetti tossici del mercurio.

Mercurio & amalgama dentaria
Amalgama dentaria o piombatura: il termine deriva da Almalgham che significa Mercurio con. Si ottiene per miscelaziondi una componente liquida rappresentata dal Mercurio con una componente solida contenente Argento e altri metalli. L’amalgama può contenere Mercurio fino al 50 %. Per lungo tempo si è ritenuto erroneamente che una volta completamente indurita l’amalgama fosse un materiale assolutamente inerte e stabile mentre dopo 20-30 anni oltre il 70% del mercurio iniziale non si trova più nell’amalgama e ciò significa che è stato assorbito dall’organismo.
Una volta liberato dalle otturazioni, il mercurio viene inalato e assorbito attraverso le mucose del cavo orale creando una condizione di intossicazione cronica (24 ore al giorno). Le donne in età fertile dovrebbero far rimuovere eventuali amalgame contenenti mercurio prima di una possibile gravidanza poiché il mercurio potendo attraversare la barriera placentare può danneggiare il feto.
Nei soggetti intossicati da amalgama i sistemi di difesa sono destinati ad impoverirsi con comparsa della sintomatologia.
La sintomatologia è quanto mai varia e subdola: Lichen planus, cataratta, dermatiti e allergie, patologie renali, malattie autoimmuni, sclerosi multipla, disturbi neurologici, ipertensione,sbalzi di umore, inappetenza, depressione, disbiosi intestinale, perdita memoria, disturbi gengivali, cefalea.

Vaccini e mercurio
I Vaccini sono una fonte di intossicazione da Mercurio. La dose di Mercurio somministrata attraverso i vaccini in bambini di 3 mesi è equivalente a 30 volte l’esposizione giornaliera massima. I vaccini contengono Mercurio perché le case farmaceutiche non sono obbligate a dichiarare quanto mercurio contengono; devono dichiararlo solo se viene utilizzato come conservante. Così anche vaccini in cui l’etichetta assicura l’assenza di mercurio, in realtà possono contenerlo.
Nei bambini di pochi mesi il mercurio è particolarmente dannoso per il cervello in fase di sviluppo poiché il mercurio entra molto più facilmente nei tessuti cerebrali del bambino perché la barriera ematoencefalica non si è ancora completata; è stato dimostrato che neonati esposti al mercurio, lo accumulano soprattutto a livello cerebrale. I bambini al di sotto dei 6 mesi di vita non riescono ad espellere il mercurio soprattutto per la loro incapacità di produrre bile che rappresenta la principale via di escrezione del mercurio organico.
Fortunatamente non tutti i bambini sviluppano le stesse reazioni al mercurio poiché la suscettibilità complessiva di ogni singolo individuo dipende da fattori ambientali e genetici. La tossicità del mercurio è cumulativa e si verifica quando la velocità di esposizione è maggiore di quella di eliminazione. In tal modo si instaura una neurotossicità ritardata nel tempo, che può manifestarsi mesi dopo l’esposizione.

La detossificazione epatica
Una carenza di principi nutritivi essenziali, una dieta errata, fumo, abuso di bevande alcoliche, inquinamento atmosferico mettono a dura prova il nostro sistema difensivo detossificante. Il principale organo deputato alla detossificazione è il fegato che svolge una funzione chiave poiché tutte le sostanze che ingeriamo ed i farmaci debbono attraversarlo. La detossificazione epatica avviene attraverso due fasi chiamate fase I e II. Nella fase I gli enzimi scompongono le tossine sotto forma di composti intermedi mentre nella fase II tali composti vengono ulteriormente scomposti e legati ad altre molecole per favorirn l’eliminazione. Di fondamentale importanza per una adeguata fase II è una molecola chiamata Glutatione, potente antiossidante prodotto da tutte le cellule del corpo umano che cala progressivamente dopo i 40 anni di età.
Il Glutatione è indispensabile per la eliminazione di sostanze tossiche e cancerogene. Deficit di glutatione dovute a diete sbilanciate, malattie croniche, cirrosi possono ridurre l’efficacia di questa via di detossificazione con mancata eliminazione delle sostanze tossiche che così si accumulano nel nostro corpo.
Altra importante via di detossificazione epatica è la sulfatazione che interviene nella inattivazione di neurotrasmettitori, steroidi, farmaci e sostanze chimiche di sintesi. Entrambe le fasi di detossificazione epatica richiedono un apporto nutrizionale bilanciato e ricco di molecole specifiche quali vitamine del gruppo B, acido folico, glutatione, aminoacidi antiossidanti, selenio, zinco e rame, manganese, composti solforati (aglio, cipolle, crocifere) per la fase I mentre il supporto della fase II avviene mediante composti quali cisterna, N-acetilcisteina, metionina, taurina, glutatione, acido glucuronico e aminoacidi. Per valutare la funzionalità epatica in Italia si ricorre alla tradizionale misurazione delle transaminasi epatiche (GOT e GPT) che in realtà valutano esclusivamente il grado di necrosi delle cellule epatiche che versano nel sangue il proprio contenuto enzimatico.
La somministrazione di nutrienti per normalizzare una via di detossificazione depressa prevede livelli di nutrienti a dosaggi molto più elevati di quelli previsti dal RDA. Tali nutrienti comprendono vitamine del gruppo B, acido folico,glutatione, aminoacidi ramificati, antiossidanti, composti solforati (aglio, cipolla, crocifere), cardo mariano e picnogenolo.

Autismo e disturbi dello sviluppo
L’Autismo, raro fino a qualche decennio fa, ha presentato in questi ultimi anni una diffusione epidemica arrivando a colpire secondo le più recenti ed aggiornate statistiche 1 caso su 166 nuovi nati. I neuropsichiatri definiscono questi bambini come psicotici e schizofrenici e, nella stragrande maggioranza dei casi, sono convinti che dall’Autismo non si possa guarire. In realtà, un gruppo di medici e ricercatori statunitensi guidati
da Bernard Rimland, scomparso recentemente, hanno messo a punto un nuovo protocollo terapeutico denominato DAN! (Defeat
Autism Now: Combatti l’Autismo Adesso). Anche in Italia,si è aperta per molte famiglie questa nuova possibilità terapeutica basata su un diverso approccio biomedico alla patologia. L’Autismo, salvo rare eccezioni, è caratterizzato dalla insorgenzaattorno al 14° – 36° mese di vita e può colpire bambini fino ad allora del tutto normali. La sintomatologia di esordio è caratterizzata da una serie di disturbi fisici e comportamentali comprendenti: perdita della parola, comparsa di stereotipie, disturbi affettivi e cognitivi, indifferenza
all’ambiente, isolamento, alternanza di stipsi e diarrea fino ad arrivare nei casi più gravi a patologie intestinali su base infiammatoria.
La vaccinazione in questi bambini determina uno stress immunitario che viene esaltato dalla presenza di metalli tossici e va a colpire un fegato ed un sistema immunitario del tutto immaturi.
Il trattamento secondo il metodo DAN! prevede una serie di analisi di laboratorio, che ci forniranno preziose indicazioni sulla funzionalità intestinale e sull’analisi metabolica del singolo individuo. Il secondo passo consiste nel trattare eventuali disbiosi batteriche, fungine e /o protozoarie evidenziate dal test della funzione intestinale e nel ripristinare una corretta flora batterica probiotica.
Successivamente verrà impostato un programma alimentare che prevede l’esclusione tassativa di alcuni alimenti quali glutine, caseina, soia e zuccheri. Una volta normalizzata la funzione intestinale il Paziente verrà sottoposto a Terapia Chelante per la detossificazione dei metalli tossici .Polivitaminici, multiminerali, probiotici, enzimi digestivi completano il programma terapeutico.

Negli USA durante la DAN! Conference dell’Ottobre 2004 sono stati presentati i primi 1000 bambini usciti dallo spettro autistico!!

Centro di Medicina Biologica: Via G. Ferrari, 6 Monza - prenotazioni: Tel. 039- 2914149 - E-mail: info@cembio.it

2 Risposte to “Metalli tossici e Terapia Chelante”
  1. [...] Fonte:  Metalli tossici e Terapia Chelante | Centro di Medicina Biologica [...]
     
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