Rischio da esposizione ad agenti chimici

Le sostanze o i preparati utilizzati nei cicli produttivi possono essere intrinsecamente pericolosi (esempio sostanze tossiche o nocive) o  esserlo in relazione alle condizioni di impiego (esempio azoto è un gas presente  nell’aria che respiriamo e quindi non è ne tossico ne nocivo;  se però  una generica lavorazione  comporta delle concentrazioni molto elevate di azoto, allora l’esposizione a tale gas in quelle condizioni rappresenta un rischio in quanto questo può portare a morte non per intossicazione  ma per asfissia).

Il rischio chimico va inteso come tutti quei  rischi potenzialmente connessi con l’impiego di sostanze o preparati chimici.
Ne deriva  che a seconda della loro natura  le sostanze/preparati  chimici possono dar luogo a:
- rischi per la sicurezza o rischi infortunistici: incendio, esplosione, contatto con sostanze corrosive, ecc;
- rischi per la salute o rischi igienico-ambientali: esposizione a sostanze/preparati tossici o nocivi, irritanti.

Concentriamoci ora sui rischi di natura  igienico ambientali:
tali rischi si hanno ogniqualvolta si creano le condizioni in cui si possa verificare interazione tra le sostanze/preparati chimici  impiegati nel ciclo lavorativo e il personale addetto alla lavorazione. Questo può verificarsi sia a causa di  accadimento accidentale (perdita, anomalie impiantistiche, incendi, sversamenti, reazioni anomale, ecc)  sia a causa della peculiarità dell’attività lavorativa.

Secondo le caratteristiche delle sostanze/preparati il rischio è determinato  dal livello  e dalla durata dell’esposizione, dalla dose assorbita e dalle caratteristiche dei soggetti esposti (sesso, età, presenza di patologie, ecc). Le sostanze/preparati  presenti come inquinanti ambientali in ambienti di lavoro si presentano sotto forma  di:

1) aerosol: particelle solide e/o liquide  disperse in un mezzo gassoso; possono presentarsi come:
a) polveri (sia di natura organica che inorganica generate da azioni meccaniche; es.: toner, silice, amianto (fibre), farina, pesticidi, ecc);
b) fumi (particelle fini prodotte  da materiali solidi per evaporazione, condensazione e reazioni molecolari in fase gassosa. Es: il piombo per riscaldamento produce vapore che condensando in aria forma particelle metalliche che si ossidano (ossido di piombo), oppure fumi di combustione composti da prodotti della incompleta combustione esempio il fumo di motori diesel; ecc)
c) nebbie (particelle liquide prodotte dalla condensazione di vapori, reazioni chimiche o atomizzazione di liquidi es.: nebbie di oli minerali prodotte durante il funzionamento di pompe o altri utensili raffreddati e/lubrificati ad olio, oppure nebbie di acido solforico, o soluzioni liquide nebulizzate, ecc).

2) aeriformi: sono costituiti da gas e vapori (es: CO, O3, ossidi di azoto e zolfo, vapori di benzina, di alcol etilico, ecc).

Le vie di introduzione delle sostanze chimiche nell’organismo.
L’assorbimento delle  sostanze tossiche può avvenire per:
1) inalazione
2) ingestione
3) contatto cutaneo


Assorbimento per inalazione:
L’inalazione, cioè l’introduzione  nei polmoni durante la respirazione dell’agente chimico, rappresenta la via di ingresso principale nel corpo di sostanze/preparati pericolosi  durante il lavoro. Il rischio di esposizione per inalazione a sostanze/preparati chimici pericolosi si presenta quando i processi o le modalità operative provocano l’emissione di detti agenti  con la conseguente diffusione nell’ambiente sotto forma di inquinanti chimici aerodispersi.(Tra le norme igieniche ricordiamo il divieto di fumare nei luoghi di lavoro ed in particolare dove è possibile l’esposizione a sostanze pericolose, in quanto il fumo può ulteriormente veicolare all’interno dell’organismo il tossico, oltre a presentare rischi specifici aggiuntivi quali la cancerogenicità dei prodotti di combustione o rischi quali incendio, esplosioni, ecc.)

Assorbimento per ingestione:
L’ingestione accidentale di sostanze pericolose, specialmente in grandi quantità, è piuttosto infrequente anche se non impossibile.(Tra le norme igieniche da rispettare ricordiamo il divieto  di  assumere cibi e  bevande  nei luoghi di lavoro e in particolare dove è possibile l’esposizione a sostanze pericolose, l’accurata pulizia delle mani prima di mangiare, il divieto di conservare cibi e bevande in frigoriferi dove sono stoccate sostanze pericolose, (es nei laboratori),  contenitori etichettati a norma, non usare contenitori per alimenti, ecc.
 
Assorbimento per contatto cutaneo:
In genere le sostanze chimiche sono assorbite dalla pelle più lentamente che dall’intestino o dai polmoni. Comunque le sostanze/preparati chimici (in particolare i solventi organici) possono entrare nel corpo sia direttamente che attraverso indumenti impregnati. Il rischio di esposizione per contatto cutaneo si può presentare durante le fasi di manipolazione delle sostanze/preparati pericolosi.

(Tra le norme igieniche da osservare ricordiamo per esempio l’eliminazione della pratica di lavarsi le mani sporche di grasso con solventi perché questo oltre ad esporre il lavoratore al contatto cutaneo diretto con la sostanza utilizzata per il lavaggio comporta anche una modifica  dello strato lipidico del derma che rappresenta una barriera naturale protettiva; questa modifica può facilitare l’assorbimento cutaneo anche di altre sostanze con  cui il lavoratore viene a contatto, è inutile utilizzare die guanti se poi gli stracci sporchi vengono riposti nelle tasche di camici ecc.).

L’intossicazione dovuta a sostanze o preparati tossici e nocivi rappresenta l’effetto dannoso che viene prodotto da queste sull’organismo.

Si distinguono tre forme di intossicazione:

- intossicazione acuta:
esposizione di breve durata a forti concentrazioni  con assorbimento rapido del tossico. Gli effetti sono immediati e  si hanno entro le 24 ore con morte o guarigione rapida.

- intossicazione sub-acuta:
esposizioni  per un periodo di più giorni o settimane prima che appaiano i primi effetti.

- intossicazione cronica:
esposizione frequenti e prolungate nel tempo. Gli effetti sono tardivi (fino anche a diverse decine di anni).
L’intossicazione in questo caso si manifesta:
o  perché la quantità di tossico eliminata è inferiore alla quantità assorbita in modo da ottenere una concentrazione tale da ingenerare manifestazioni cliniche (esempio saturnismo),

o perché la quantità di tossico assorbita a seguito di esposizioni ripetute si accumula su un particolare tessuto e viene rilasciata solo in un tempo successivo (es: sostanze liposolubili che si vanno a concentrare in tessuti adiposi; a seguito di dimagrimento e quindi di diminuzione del tessuto adiposo si libera il tossico che genera così gli effetti tossici);
 
L’azione delle sostanze e preparati tossici e nocivi può essere:
- locale: se agisce unicamente intorno al punto di contatto (pelle, occhi, vie respiratorie, ecc) (es: l’azione corrosiva di acidi concentrati sulla cute con cui vengono a contatto);
- generale o sistematico: se l’azione si manifesta in punti lontani dal contatto (es: l’inalazione della 2 naftil ammina  provoca l’insorgenza di cancro alla vescica) che comportano e questo a causa: 1) della via di trasmissione del tossico (tramite l’inalazione e il passaggio nella circolazione sanguigna si possono avere effetti su altri organi quali il fegato), 2) della composizione chimica dell’organo (tenore in lipidi), 3) grado di perfusione dell’organo che può ivi comportare una concentrazione eccessiva del tossico, 4) delle caratteristiche biochimiche dell’organo colpito (capacità dell’organo  a produrre metaboliti più tossici di quello assorbito)

Fonte: ispesl.it
Gli avvelenamenti domestici

Quando si parla di veleno ci s'immagina, quasi sempre, qualcosa di misterioso, vagamente esotico, e comunque estraneo al mondo civile. Niente di più sbagliato, la nostra vita quotidiana è circondata da potenziali veleni: destano viva preoccupazione gli <<invisibili>> inquinanti atmosferici, mentre sono spesso sottovalutati i comuni ospiti delle mura domestiche. Gli avvelenamenti più comuni riguardano proprio l'ingestione accidentale di sostanze chimiche destinate ad uso diverso da quello alimentare: detersivi, detergenti vari (saponi, shampoo, bagni schiuma), ammoniaca, acidi o altri corrosivi (liquidi per sgorgare i lavandini o per eliminare il calcare), soda caustica, candeggina (o amuchina), fertilizzanti, diserbanti, farmaci, alcol, insetticidi, prodotti specifici per pulire il forno o l'acciaio o l'argenteria o le superfici in legno, smacchiatori (trielina, benzina), solventi (acquaragia, acetone, etere), piante da appartamento (l'oleandro è molto tossico), medicine a base di prodotti vegetali. Naturalmente il grado di pericolosità varia da sostanza a sostanza e dipende anche dalla quantità che è stata ingerita, quindi non fatevi prendere dal panico e seguite alcune semplici norme.

Che cosa fare
Se capita un incidente telefonare subito al più vicino centro antiveleni e spiegare esattamente che tipo di sostanza è stato ingerito, se si tratta di un prodotto per l'igiene o la casa munirsi della confezione, così da poter leggere la composizione chimica riportata sull'etichetta. Tenere in casa una confezione di carbone attivo e di dimeticone, sostanze utili in alcuni casi, da assumere solo se lo dice il medico. Il carbone attivo è in grado di assorbire alcune sostanze presenti nello stomaco, evitando così che si diffondano nell'organismo, e di trascinarle verso l'eliminazione da parte dell'intestino. Il dimeticone invece è una molecola, presente anche in molti farmaci da banco, utilizzata comunemente per combattere le coliche gassose. In caso di ingestione di detersivi o saponi evita la formazione di schiuma nello stomaco, eventualità questa molto pericolosa: la schiuma, in caso di rigurgito, potrebbe travasare nei polmoni soffocandoli.

Cosa non fare
Non bere latte: contrariamente a quanto si crede è inutile quando non controproducente. Non tentare di indurre il vomito: se la sostanza ingerita è caustica, infatti, rigurgitarla aumenta i danni a carico dell'esofago e della bocca. Non assumere nessun tipo di medicinale, nel tentativo di alleviare i sintomi dell'avvelenamento, senza prima aver consultato un medico. In caso d'insoddisfacente, o nulla, risposta telefonica non aspettare altre informazioni: presentarsi al pronto soccorso più vicino.

Bambini e anziani
Sono le categorie più fragili nei confronti dei veleni domestici perché i sistemi metabolici, epatici e renali (che l'organismo usa per detossificare ed eliminare le sostanze estranee), sono ancora incompleti, nei bambini, oppure, negli anziani, possono essere deteriorati e non funzionare in modo ottimale. I bambini, soprattutto da 1 a 4 anni, sono i soggetti più esposti agli avvelenamenti accidentali perché scoprono ed esplorano il mondo che li circonda, e non sono in grado di distinguere eventuali pericoli. Gli anziani, invece, incorrono più frequentemente in errori terapeutici: a causa delle molte medicine che devono assumere, o di problemi alla vista, possono sbagliare farmaco o eccedere nelle dosi. Per quanto riguarda i farmaci occorre tenere presente che una dose, ritenuta normale per un adulto, è quasi sempre eccessiva per un bambino e per un anziano, a causa delle insufficienze metaboliche di cui sopra.

I primi segnali
Come capire se c'è stato un avvelenamento? Alcuni sintomi sono comuni alle diverse sostanze, quindi fare attenzione se si manifestano all'improvviso e senza cause apparenti. Ecco i segnali d'allarme: nausea e vomito, dolori addominali, diarrea, pallore e difficoltà respiratorie, brividi di freddo, mal di testa, difficoltà visive, perdita di conoscenza. Le sostanze caustiche o corrosive si distinguono, invece, perché causano la comparsa di vesciche e segni di ustione alla bocca e al viso.

Prevenire
Riporre le sostanze pericolose dove i bambini non possano raggiungerle, non travasare prodotti casalinghi in contenitori diversi, soprattutto bottiglie di acqua minerale o altri contenitori per alimenti. Evitare, se possibile, di tenere in cucina prodotti che non siano cibi e bevande, inoltre non forzare mai le chiusure di sicurezza previste su certi prodotti. Non strappare le etichette e seguire le istruzioni e avvertenze che vi sono riportate (maneggiare con i guanti, diluire in acqua, aerare l'ambiente dopo l'uso). Non mischiare tra loro i detersivi per la casa perché reagendo possono sviluppare vapori molto tossici. Conservare i farmaci nelle loro confezioni originali, complete di foglietto illustrativo, che spesso riporta anche informazioni per i casi d'emergenza; eliminare periodicamente i farmaci scaduti.

Alcolici
L'alcol etilico contenuto nel vino, nei liquori, in alcuni medicinali in gocce o sciroppo (inclusi anche i farmaci omeopatici e quelli naturali), nei disinfettanti per la persona e per la casa può rappresentare un pericolo per i bambini. L'alcol, infatti, è molto tossico per il sistema nervoso centrale e i bambini fino ai 14 anni non sono in grado di metabolizzarlo. I sintomi dell'intossicazione sono tipici: viso arrossato, stati di euforia alternati a depressione, nausea e vomito, vertigini e, nei casi più gravi, disturbi respiratori e cardiaci fino al coma.
Se l'ingestione è modesta conviene provocare il vomito meccanicamente, poi somministrare acqua e bicarbonato e tenere il paziente a riposo e al caldo (si può verificare un eccessivo abbassamento della temperatura corporea per la vasodilatazione indotta dall'alcol). Attenzione: mai indurre il vomito se il soggetto non è cosciente e, se i sintomi sono più seri, chiamare l'ambulanza o andare al pronto soccorso.

Gas
L'avvelenamento può avvenire anche per inalazione, cioè quando si respirano sostanze gassose o vapori tossici che si liberano dai liquidi. Nell'ambiente domestico le esalazioni tossiche possono derivare da alcune delle sostanze descritte in precedenza, ad esempio ammoniaca, solventi, candeggina, diserbanti, insetticidi, smacchiatori, oppure da perdite nelle tubature del gas o mal funzionamento di una stufa. Se non c'è un sufficiente ricambio d'aria, o è ostruita la canna di tiraggio della stufa o del camino, l'appartamento si satura di ossido di carbonio e viene a mancare l'ossigeno (come quando si sviluppa un incendio), quindi si può morire soffocati.
Che cosa fare Trasportare l'infortunato fuori dall'ambiente contaminato, meglio, se possibile, all'aria aperta e chiamare i soccorsi; se il soggetto ha perso conoscenza si deve procedere alla rianimazione tramite respirazione bocca a bocca e/o massaggio cardiaco. Aprire tutte le finestre per lasciar fuoriuscire il gas tossico
Che cosa non fare Non accendere la luce, apparecchi elettrici, fiammiferi, accendini: non solo il gas ma anche i vapori di alcuni solventi sono infiammabili ed esplosivi. Non somministrare medicinali, né cibi o bevande finchè non si è parlato con un medico.
I primi segnali Se si è respirato un veleno si avverte, quasi subito, irritazione o bruciore al naso, alla gola e alla trachea, tosse e, talvolta, difficoltà respiratorie.
Prevenire Oltre alle precauzioni già elencate sopra, non andare mai a dormire lasciando accesi gas, stufa, camino, forno, termocoperta, calorifero elettrico (meglio sarebbe spegnere tutte le apparecchiature elettriche per evitare possibili cortocircuiti). Lasciare sempre una finestra socchiusa per garantire il ricambio d'aria e non tenere piante in camera da letto (durante la notte liberano anidride carbonica).

di Elisa Lucchesini (da Dica33)
Se l’inquinamento nasce in casa

Le fonti principali di contaminanti indoor

Negli ultimi trenta anni è stata prestata particolare attenzione alla riduzione dell’inquinamento outdoor, ma solo recentemente la comunità scientifica internazionale si è occupata della contaminazione dell’aria negli ambienti chiusi. Si definisce inquinamento indoor “la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici non presenti naturalmente nell’aria esterna di sistemi ecologici di elevata qualità” (Ministero dell’Ambiente Italiano, 1991). Se consideriamo che l’uomo trascorre la quasi totalità del proprio tempo (90%) all’interno di edifici, possiamo capire che l’attenzione all’inquinamento indoor è di primaria importanza. La composizione dell’atmosfera all’interno degli edifici è fondamentalmente la stessa che troviamo all’esterno, ma cambiano le quantità e i tipi di contaminanti; agli inquinanti provenienti dall’esterno va aggiunta tutta una serie di agenti inquinanti le cui fonti sono all’interno degli edifici.

Le fonti principali di contaminanti indoor sono:
i materiali da costruzione; gli impianti di riscaldamento, condizionamento e cottura dei cibi; gli arredi; i rivestimenti (pitture murali, vernici, pavimenti ecc...); i prodotti per la manutenzione e la pulizia (detersivi, insetticidi ecc...); l’utilizzo degli spazi ed il tipo di attività che vi si svolge. Lo studio degli effetti dell’inquinamento dell’aria sulla salute umana è particolarmente complesso in quanto i sintomi non sono specifici e possono esserci più inquinanti responsabili dello stesso disturbo, subentrano inoltre gli effetti dovuti allo stress e al discomfort climatico. Bisogna considerare poi che gli individui possono reagire in modo diverso alle stesse condizioni. I principali effetti osservati sono: disturbi respiratori, irritazioni di cute e mucose, effetti sul sistema nervoso, problemi cardiovascolari, effetti al sistema gastrointestinale, effetti al sistema riproduttivo, infezioni ed intossicazioni. Individuare delle soglie di allarme è estremamente difficile ed irrealistico in quanto l’esposizione agli inquinanti non è mai singola, la pericolosità cambia a seconda del tempo di esposizione e della combinazione con altri inquinanti presenti contemporaneamente.

I più comuni, di cui è opportuno ricordare la provenienza e gli effetti sull’uomo sono:

Formaldeide
La formaldeide è diffusa nell’atmosfera e si forma per ossidazione del metano e di altri Cov (Composti Organici Volatili). L’esposizione a questo gas sono le emissioni contenute nel fumo di sigarette e provenienti da schiume di formaldeide per gli isolamenti. Si tratta di una resina termoindurente ed è contenuta nel processo di trasformazione del truciolato. La formaldeide è contenuta nei materiali sintetici ed aumenta con la temperatura e l’umidità ma diminuisce con l’età del materiale. E’ presente nel fumo di sigaretta causa irritazione ad occhi e causa disturbi respiratori, allergie, infezioni respiratorie ed è la principale Cov che è la sindrome dell’edificio malato ed è accertato che la formaldeide è cancerogena.

Benzene
Il benzene è un altro inquinante pericoloso C6H6 volatile, idrocarburo liquido. Proviene dall’uso di solventi e benzina e solitamente è presente in maggiori quantità nelle case di fumatori. E’ cancerogeno e può causare leucemie. Provoca la riduzione dei globuli rossi nel midollo osseo.

Biossido di azoto
Il biossido di azoto No2 viene liberato dalla combustione del legno, dalle caldaie a gas e da biomassa combustibile. E’ solubile nei tessuti biologici ed è ossidante. Reagendo con acqua produce acido nitrico dannoso per gli ambienti interni.

Monossido di carbonio
Il monossido di carbonio (Co) si sviluppa soprattutto nei garage dove c’è affluenza di autoveicoli. Si forma negli ambienti anche quando c’è poca areazione e si brucia biomassa per riscaldare abitazioni. Una volta inalato, riduce la funzione dell’emoglobina che trasporta ossigenino nel sangue. Alte concentrazioni di Co possono provocare cefalee ed incoscienza.

Fumo da tabacco
Il fumo da tabacco è causa di cancro ai polmoni ed in ambienti chiusi con poca areazione gli individui sono più esposti. Le sostanze tossiche che si producono per combustione sono maggiori di quelle inalate. Contiene: monossido e biossido di carbonio, formaldeide, ossidi di azoto, benzene e centinaia di idrocarburi, cadmio. La fase particolata detta catrame contiene nicotina ed idrocarburi meno volatili e provocano irritazione agli occhi ed angina pectoris oltre che al cancro ai polmoni.

Gli asbesti
Gli asbesti sono una famiglia di 6 minerali contenente silicati e fibrosi. Sono usati come isolanti per edifici e per rivestimento antincendio, rivestimento ai freni delle automobili, tute ignifughe. Provoca cancro ai polmoni soprattutto se si unisce al fumo di sigarette.
*Dottore in Scienze Geo Topo cartografiche
Territoriali Estimative ed Edilizie
(di Antonio Di Maggio)


Fonte: opinione.it