TRADUZIONE DELL'ARTICOLO "THE SCIENTIFIC CASE AGAINST AMALGAM" tratto dal sito dell'IAOMT (International Academy of Oral Medicine & Toxicology, Accademia Internazionale della Medicina Orale & Tossicologia).

La versione originale (in inglese) è disponibile qui

Il caso scientifico contro l’amalgama

La storia dell’amalgama è nota. Gli alchimisti di Cina e Europa erano affascinati dal mercurio, l’unico metallo che era diventava liquido a temperatura ambiente e che poteva evaporare una volta tiepido. Sapevano che il mercurio liquido poteva sciogliere le polveri contenute in altri metalli quali stagno, rame o argento. I metodi utilizzati in Europa per i restauri dentali, ossia un impasto di scaglie d’argento disciolte nel mercurio, nei restauri dentali furono introdotti in America dai fratelli Crowcour verso il 1830. I problemi di eccessiva espansione che davano le prime amalgame furono poi risolti aggiungendo altri metalli ora di uso comune: stagno, zinco, rame. La formula e la tecnica d’uso delle amalgame rimasero invariate per tutti gli ultimi cento anni.

La “prima guerra dell’amalgama” iniziò subito. Gli effetti tossici del mercurio, compresi la demenza e la perdita di controllo motorio, erano di conoscenza comune nel periodo post-Napoleonico, e molti dentisti avevano da obiettare sugli ovvi svantaggi derivanti dall’uso di un materiale così pericoloso nelle bocche dei propri pazienti. Nel 1845, la American Society of Dental Surgeons chiese ai suoi membri di sottoscrivere un impegno a non usarlo mai. L’aspetto economico, così come oggi, comunque, aveva un grande peso. Nel momento nel quale il solo materiale fattibile di restauro era l’oro, l’amalgama apparve come il materiale di restauro fatto per le masse. Allora, come oggi, i pazienti non mostravano segni di avvelenamento acuto quando lasciavano lo studio del dentista, e così non pareva essere un problema. Non appena aumentò l’utilizzo dell’amalgama, la American Society of Dental Surgeons si divise, e nel 1859 la fazione pro-amalgama ha costituito la American Dental Association, la stessa organizzazione che guida la categoria in USA fino ai nostri giorni, e resta risoluta nella sua difesa dell’amalgama.

La “seconda guerra dell’amalgama” fu provocata nel 1920 dal Professore Alfred E. Stock, chimico di punta dell’istituto Kaiser Wilhelm in Germania. Gli effetti nocivi per sulla sua stessa salute provocati dal mercurio usato in laboratorio lo portarono ad indagare sulla sicurezza del mercurio delle amalgame. La sua ricerca, che concludeva dicendo che vi erano degli effetti negativi sulla salute, fu pubblicata nelle principali pubblicazioni del periodo. Questa toccò sul vivo un dibattito che infuriò nel 1930 senza una soluzione chiara, ma solo per cadere nel nulla nella tempesta fra il furore provocato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Attualmente ci troviamo agli stadi avanzati della terza guerra dell’amalgama. L’argomento è stato riaperto nei tardi anni ‘70, quando furono introdotti metodi moderni di per rilevare la presenza di tracce di mercurio, tra i quali la spettrofotometria di massa e il rilevatore di vapore di mercurio Jerome. Abbiamo raccolto una formidabile evidenza serie di prove che determina la catena di eventi tossici: 1) l’amalgama rilascia una significativa quantità di mercurio 2) il mercurio si distribuisce sui tessuti in tutto il corpo, ed è la più grande fonte di mercurio che pesa sul corpo 3) il mercurio delle amalgame attraversa la placenta e va nel latte materno, costituendo un significativo pericolo sia prima che dopo il parto e 4) mutamenti fisiolgici avversi sfavorevoli si verificano da quella esposizione, sui sistemi immunitario, renale, riproduttivo e nervoso centrale, così come nella flora batterica orale e intestinale.

Una recensione più succinta di questo argomento si trova in : Lorscheider, FL, Vimy, MJ, Summers, AO. Mercury exposure from “silver” tooth fillings: emerging evidence questions as a traditional dental paradigm. FASEB J. 9:504-508(1995).

La FASEB , ossia la Federation of American Societies for Experimental Biology, pubblica una rivista che è una delle più importanti e quotate fonti scientifiche. Un certo numero di importanti articoli e’ stato pubblicato su questa stessa rivista. Noi possiamo indicare al lettore Un sommario della recensione di Lorscheider et. al. e’ accessibile attraverso il seguente il link all’abstract della recensione di Lorscheider et. al. (http://www.fasebj.org/cqi/content/abstract/9/7/504), ma è un articolo così fondamentale che incoraggiamo chiunque ne fosse interessato a procurarsi l’intera copia.

L’organizzazione odontoiatrica potrebbe esaminare l’evidenza le prove emersa emerse e decidere che è giunto il momento di cambiare mentalità sul paradigma dentistico tradizionale, anche se appare più probabile che continui a negare l’evidenza. Il quattro per cento dei dentisti che pensano in primo luogo alla biocompatibilità ha già da molto tempo abbandonato l’amalgama, e il un maggior numero di coloro che hanno abbracciato la “odontoiatria estetica” se ne sono di gran lunga allontanati. Circa il 27% dei dentisti americani nel 2001 ha riferito di non utilizzare mercurio. La nostra professione accetterà un futuro di progresso scientifico e gestirà il retaggio dell’amalgama in modo illuminato, oppure andremo giù come per il DDT e l’amianto, il tabacco e i rifiuti nucleari?

Questo breve articolo toccherà punti alti importanti come le cannonante nella guerra contro l’amalgama. Esiste un’ampia letteratura su questo argomento, alla quale si può accedere in grazie ad altri articoli di pubblicati in questo sito, The Bibliography of Mercury Topics, The Swedish Government 2003 Report on Dental Amalgam, e Status Report on Dentistry in the Environment, e altri siti che si trovano indicati nella sezione Links.

L’amalgama rilascia significative quantità di mercurio

Che tipo di metallo è l’amalgama? Tutta l’informazione su La definizione di una matrice intermetallica di fasi gamma e mu servono serve solo a coprire il fatto che il mercurio non si e’ completamente trasformato. La Figura 1 è una microfotografia di un campione metallico di amalgama che è stato stimolato da una micro-sonda. Laddove la sonda ha toccato la superficie alcune goccioline di mercurio liquido libero sono schizzate vie via alcune goccioline di mercurio liquido libero. Il procedimento non richiede che il campione venga riscaldato, come qualcuno ha obiettato; è stato ripetuto alla temperatura dell’azoto liquido.

Figura 1 - microscopiche bollicine di mercurio liquido venute fuori dalla superficie di un campione metallico di amalgama, in seguito alla pressione esercitata da una micro-sonda (da Masi, 1994)

Il modo più chiaro e diretto per comprendere che l’amalgama contiene mercurio allo stato libero è stato scoperto dal Roger Heichmann, DDS, membro socio dello IAOMT. Un dente estratto, contenente una vecchia otturazione in amalgama viene tenuto sotto la luce di una lampada da minatore, che altro non è che un tubo fluorescente senza fosforo - una lampada che emette un vapore di puro mercurio. Secondo i principi dell’assorbimento atomico spettrofotometrico, l’unico vapore freddo che sarebbe in grado di assorbire la lunghezza d’onda della frequenza del mercurio e proiettare un’ombra sarebbe quello dello stesso mercurio. L’otturazione nella foto (Fig. 2) è stata immersa nell’acqua a una temperatura di 110° Farenheit, per simulare quel tipo di quel lieve riscaldamento che si crea masticando una gomma, sfregando i denti, bevendo liquidi caldi. Il fumo che emerge chiaramente è l’ombra del vapore di mercurio. Una versione video di questa allarmante dimostrazione dal titolo “The smoking tooth” è disponibile e scaricabile dalla homepage del di questo sito. Cliccando sul link, si puo’ osservare l’emissione uniforme di vapore di mercurio come fosse fumo di un focolaio, da una otturazione che è stata nella bocca di qualcuno per anni. E’ disponibile anche una versione in pdf, per coloro che non hanno quanti non avessero connessione Internet veloce.


Figura 2 - The smoking tooth

Questo processo graficamente drammatico è stato interpretato come la prova che le vecchie amalgame contengono una quantita’ decisamente inferiore di mercurio rispetto alle nuove. Tale quantita’ e’ stata determinata all’interno della bocche umane da Svare, et. al., Gay et. al.,- Vimy e Lorscheider, e altri. Usando il rilevatore di vapore di mercurio Jerome e altri metodi, i fu possibile misurare il mercurio nell’ alito all’interno delle bocche di soggetti con e senza amalgama, prima e dopo aver masticato una gomma. Dopo dieci minuti di masticazione, la concentrazione di mercurio nell’alito non varia nei soggetti senza amalgama, mentre per quelli con otturazioni in amalgama aumenta di 8 - 10 volte, e resta elevato per almeno 90 minuti.

Vimy e Lorscheider hanno ricavato dalle loro misurazioni nella bocca una dose media di 10 mg al giorno di mercurio assorbito dalle otturazioni in amalgama. Altri gruppi di studio hanno riportato stime variabili. I livelli minimi registrati da, Mackert e Berglund et. al., e altri applicando ipotesi e interferenze riguardanti l’effettiva inalazione di aria proveniente dalla bocca, indicano una dose media giornaliera - per soggetti con 12 o più amalgame, di 1.83 e 1.7 mg, rispettivamente (non zero). La questione dell’inalare l’aria della bocca potrebbe essere un punto controverso aperto alla discussione, comunque, per il fatto che il vapore di mercurio è lipofilico, e viene assorbito facilmente dalle membrane cellulari e dalle barriere delle mucose. D’altra parte, Patterson e altri hanno riportato dosi assorbite di mercurio di 27 mg al giorno. Skare e Engqvist, attraverso i metodi metabolici, sono giunti alla dose di 12 mg al giorno per un gruppo di soggetti con una media di 47 amalgame.

Il dato corrente maggiormente accettato seguito riguardante la dose media di mercurio assorbita dalle otturazioni in amalgama viene dalle relazioni del 1991 della World Health Organization, ed e’ il resoconto di un incontro di tossicologi e specialisti di medicina naturale (alcuni dentisti e non appartenenti ai gruppi industriali, ossia l’opposto della riunione della WHO del 1997!). La conclusione allora fu che l’uomo medio dell’era industriale, con un certo numero di otturazioni in amalgama, e nessuna esposizione al mercurio in ambiente di lavoro asssorbe da 3 a 17 mg al giorno, con una media di 10 mg, dalle otturazioni; 2.3 mg da tutte le fonti di alimentazione alimentari; e 0.3 mg da tutte le altre fonti ambientali. (...)

TRADUZIONE DELL'ARTICOLO "THE SCIENTIFIC CASE AGAINST AMALGAM" tratto dal sito dell'IAOMT (International Academy of Oral Medicine & Toxicology, Accademia Internazionale della Medicina Orale & Tossicologia).

La versione originale (in inglese) è disponibile qui


 

Il caso scientifico contro l’amalgama (2° Parte)

Il mercurio si distribuisce sui tessuti nel corpo

Uno degli esperimenti di KO Frykholm nel suo studio fondamentale del 1957 sul mercurio dell’amalgama consistette nel mettere ad otto volontari quattro nuove otturazioni ciascuno, marchiate con mercurio radioattivo. Riuscì così a rilevare la fuoriuscita del mercurio radioattivo nell’urina per sette giorni, e nelle feci per tredici giorni. Da ciò concluse che il rilascio del mercurio dalle otturazioni se non zero, era auto-limitato, e non ci sarebbero dovuti essere problemi per le persone esposte. La conclusione “no problem” non fu supportata dalla tossicologia, e non ci fu una discussione sulla possibile ritenzione nel corpo di parte di quel mercurio radioattivo. Ciononostante questo studio servì come appoggio per i sostenitori dell’amalgama in quanto prova di un “non-problema”.

Nei tardi anni ’80, Murray Vimy, Fritz Lorscheider e il loro gruppo si incaricò di utilizzare mercurio radioattivo per esaminare la questione della ritenzione nei tessuti del mercurio delle amalgame, in una serie di esperimenti sostenuti dall’IAOMT. Vimy, un membro fondatore dell’IAOMT, è un dentista di Calgary, Alberta, mentre Lorscheider, ora ritiratosi in pensione, era professore di fisiologia all’Università della Calgary Medical School. Inserirono l’aiuto del programma della scuola medica estensivo sugli animali , e collocarono undici otturazioni occlusali marchiate con mercurio radioattivo nella bocca di una pecora. Le otturazioni erano troppo scavate, senza bordo alto dell’occlusione, così disse qualcuno, e gli operatori furono attenti a risciacquare tutte le particelle di amalgama dalla bocca degli animali, dopo averle posizionate. Dopo ventinove giorni la pecora fu uccisa, e furono rimosse le porzioni di corone dentali contenenti le otturazioni radioattive. La pecora fu posizionata in uno scanner a raggi gamma, e il risultato fu l’illustrazione della figura 3.

Figura 3 - Scansione totale del corpo di una pecora 29 giorni dopo il posizionamento di 12 amalgame occlusive nella forma di mercurio radioattivo. Le otturazioni furono rimosse prima della scansione. (a) tratto


 

digestivo. (b) reni. (c) gomme e osso alveolare. (d) fegato, parzialmente oscurato dal tratto digestivo. (Da Hahn, et al., 1989)

I risultati del grafico furono drammatici. La figura 3 è una scansione a raggi gamma della pecora-cavia, e mostra lo spostamento del mercurio radioattivo dalle otturazioni in amalgama a numerosi organi. I denti furono estratti prima della scansione, e l’alta concentrazione di radioattività nella zona della bocca dimostra il movimento del mercurio nell’osso mandibolare, partendo dalle otturazioni. La tabella sottostante mostra le concentrazioni nei tessuti di mercurio che si è disseminato nel corpo della pecora. I numeri di controllo sarebbero dovuti essere zero – tutto questo mercurio è venuto dalle otturazioni in amalgama, poiché i numeri sono stati calcolati dal conteggio della radioattività. In questo esperimento, l’organo che ha accumulato il più grande ammontare di mercurio sono stati i reni, 7438 nanogrammi per grammo di tessuto (ng/g). La concentrazione di urine era di soli 4.7 ng/g, e dimostrava l’inadeguatezza delle semplici analisi delle urine come indicatrici della concentrazione di mercurio negli organi interni. L’ordine di magnitudo dell’accumulo di mercurio nel fegato e reni è stato confermato da ulteriori studi che hanno utilizzato otturazioni radioattive sulle pecore.

L’establishment dentistico reagì con la consueta rapidità e determinazione. L’ “esperimento della pecora” fu criticato per aver utilizzato una cavia animale che aveva mangiato e masticato molto diversamente da quanto fanno gli uomini, senza controllare i fattori ambientali, quali ad esempio il mercurio nell’alimentazione. Naturalmente l’esperimento non era stato strutturato per cercare il mercurio, ma piuttosto la radioattività. In natura non esiste il mercurio radioattivo, così tutto quello trovato può venire solo dalle otturazioni. Gli autori risposero alla prima critica dicendo che la pecora rappresentava un “caso estremo”. Se la dispersione del mercurio dalle amalgame non si poteva trovare in una “macchina da masticazione” come una pecora, il caso sarebbe stato chiuso, e il dibattito esaurito.

Lo stesso esperimento fu ripetuto utilizzando una scimmia, che avrebbe mangiato lo stesso cibo e masticato allo stesso modo dell’uomo. I risultati, naturalmente, furono virtualmente identici a quelli rilevati nella pecora. Ventotto giorni dopo, il mercurio radioattivo si disperse nel corpo della scimmia, producendo concentrazioni nei tessuti altamente simili a quelle della pecora. L’ esperimento della scimmia fu confermato da Danscher et. al. in Danimarca. La figura 4 è la scansione completa della cavia-scimmia. Di nuovo, i denti furono sezionati e le otturazioni delle corone furono rimosse prima della scansione.

Figura 4 - Scansione totale di una scimmia 28 giorni dopo aver posizionato 16 otturazioni occlusive nella forma di mercurio radioattivo, che mostra radioattività nelle mandibole, reni e tratto gastro-intestinale. (A) veduta ventrale (B) veduta dorsale (C) veduta dorsale con il tratto gastro-intestinale rimosso: è evidente il mercurio radioattivo depositatosi nei reni (Da Hahn, et al., 1990).

Come funziona questa “ scienza-spazzatura”, quale è stata definita dalla letteratura odontoiatrica?

C’è una larga parte della letteratura scientifica che mostra che il mercurio derivato dalle amalgame si disperde nel corpo, e che l’amalgama fornisce la più grossa porzione di mercurio che si possa trovare nel corpo umano. Numerosi studi autoptici hanno mostrato una correlazione tra concentrazione di mercurio in vari tessuti ed organi dei cadaveri umani e il numero di otturazioni o superfici di amalgame presenti in essi. I livelli di mercurio nel sangue corrispondono all’esposizione all’amalgama. Soggetti con amalgame espellono più alti livelli di mercurio con le feci. Il mercurio nelle urine, sangue e feci diminuisce dopo la rimozione delle amalgame.

Aposhian et. al. indagando sull’uso del DMPS (2,3 dimercapto propano 1 acido sulfonico) come agente chelante per rimuovere i metalli tossici dal corpo, somministrarono il farmaco ad un gruppo di soggetti con otturazioni in amalgame, e un gruppo di controllo costituito da soggetti che non avevano mai avuto amalgame. L’escrezione di mercurio nelle urine nel gruppo senza amalgame aumentò da 0.27 μg fino a 5.1 μg per un periodo di nove ore, mentre nei soggetti con amalgame andò dai 0.7 μg ai 17.2 μg. Si concluse che i due terzi del mercurio espulso con le urine doveva derivare dalle otturazioni in amalgama. Venne anche riportata una correlazione altamente significativa tra la quantità di amalgame e l’escrezione urinaria di mercurio due ore dopo la somministrazione del DMPS. Altri laboratori riportarono risultati simili.

Trasmissione di mercurio dalla madre al feto

E' risaputo che i bambini, col loro sistema nervoso ancora in formazione, sono più sensibili agli effetti della esposizione del mercurio rispetto agli adulti. Le autorità pediatriche affermano: “Il feto in formazione e i bambini piccoli sono ritenuti essere sensibili in modo abnorme agli effetti dell’esposizione al mercurio, a causa dei molti aspetti dello sviluppo, in particolare della maturazione del cervello, possono essere affetti da presenza del mercurio. Limitare al massimo l’esposizione al mercurio è perciò essenziale per la salute ottimale del bambino”. E “il mercurio in tutte le sue forme è tossico per il feto e i bambini, e ci si dovrebbe sforzare di ridurre l’esposizione ad un limite tollerabile per le donne incinte e i bambini, così come per la popolazione in generale”.

Questo è stato tragicamente evidente nel caso dell’avvelenamento da metil-mercurio della Baia di Minamata, in Giappone nel 1960, dove nacquero bambini con profondi disturbi dello sviluppo, mentre gli adulti ne soffrirono meno. C’è una corposa letteratura sperimentale sugli effetti neuro-teratologici del mercurio, dove sia uomini che animali esposti a basse dosi di mercurio in utero, subito dopo la nascita mostravano evidenti deficit di intelligenza, coordinazione, e altre misure di sviluppo neurologico (e altre centinaia). E ora c’è una controversia aggiuntiva sui vaccini conservati col thimerosal, una forma di etil-mercurio, possibile causa di danni neurologici nei bambini, incluso l’autismo. L’uso delle amalgame dentarie veramente procura al nascituro un carico di mercurio in un corpo prenatale?

Ancora due esperimenti fatti da Vimy, Lorscheider e gli associati dell’Università della Calgary Medical School, sostenuti dall’IAOMT, forniscono uno sguardo alla distribuzione dell’esposizione di mercurio delle amalgame nel feto e nei bambini. Nel primo, cinque pecore incinte a 112 giorni di gestazione, furono preparate col catetere permanente, che permetteva ai ricercatori di raccogliere campioni in serie di sangue materno e del feto, fluido amniotico, più feci e urine materne. Ogni pecora ebbe dodici otturazioni occlusali in amalgama, marchiate con mercurio radioattivo, come per la pecora dello studio originario. Vari campioni di fluido corporeo furono raccolti per sedici giorni, dopo i quali le pecore furono sacrificate ad intervalli fissi, e furono analizzati i campioni dei tessuti per la ricerca del mercurio radioattivo. Si scoprì che il mercurio proveniente dalle amalgame compariva nei fluidi materni e del feto già nei due giorni successivi all’introduzione dell’amalgama. Mercurio radioattivo fu trovato in tutti i campioni dei tessuti post-mortem presi in esame. Le concentrazioni nei tessuti hanno raggiunto livelli di stato costanti dopo circa un mese, livelli che furono mantenuti per tutto il periodo di 140 giorni dell’esperimento. Il fatto che le concentrazioni nei tessuti non diminuissero col tempo, come se fossero dovute ad un’unica dose acuta, indicò che c’era una esposizione attiva proveniente dalle otturazioni in amalgama radioattiva. Come prima, le madri concentrarono la maggior parte del mercurio nei reni e nel fegato, mentre i feti lo accumularono sul fegato e nella ghiandola pituitaria. La concentrazione di mercurio nel sangue del feto era al momento più alta di quello nel sangue materno.

Nel secondo studio, furono messe amalgame radioattive nelle pecore incinte come nel precedente, e poi queste allattarono i loro agnelli o allevarono agnelli non esposti al mercurio radioattivo nell’utero. Nell’utero, i feti degli agnelli accumularono più mercurio nel fegato, mentre dopo la nascita furono i reni la principale sede di accumulo. Quantità misurabile di mercurio radioattivo comparve sia nei tessuti degli agnelli allevati con amalgama sia di quelli solo allattati da pecore con amalgama.

Questi studi sono coerenti col lavoro di altri gruppi. Ad esempio, precedenti studi su animali hanno mostrato che quando la madre è esposta all’Hg°, la forma di mercurio emessa dall’amalgama, i tessuti del feto assorbono più mercurio di quando la madre è esposta all’ Hg2+48. Drasch, et. al. studiarono campioni autoptici provenienti da aborti umani e neonati morti. Scoprirono che la concentrazione di mercurio nei reni, fegato e corteccia cerebrale dei neonati era correlata in modo significativo con la quantità delle amalgame della madre. Due laboratori scoprirono che la concentrazione di mercurio nel latte materno era correlata in modo significativo con la quantità delle amalgame della madre.

(Continua al prossimo aggiornamento)

Traduzione: I Denti Avvelenati